Il mio percorso in Pure

Pure Storage, un incontro

Solo fino a pochi mesi fa non conoscevo Pure.

Intendiamoci: ne ho sempre sentito parlare (bene) dai clienti che negli anni ho frequentato. Ma non conoscevo Pure. Non c’è quindi da stupirsi del perché Pure non fosse mai entrata nel mio radar. Poi Pure mi ha cercato – e trovato.

Ricordo quel primo messaggio per una richiesta d’incontro conoscitivo che ha suscitato in me un misto fra curiosità e scetticismo, peraltro espresso quasi subito al mio interlocutore. Le sue parole, però, mi avevano colpito fin dall’inizio per quel sottile equilibrio fra grazia e attenzione per l’altro (cioè per me), motivo per cui mi piaceva l’idea di incontrare la persona dietro a quelle parole.

Ho sempre cercato di mantenere una mente aperta, “il mondo è curvo, non sai mai cosa ti aspetta oltre l’orizzonte”, però ho anche sempre coltivato la consapevolezza di chi sono e di quale sia la mia storia. Per cui, contraltare della curiosità, c’era anche lo scetticismo di chi credeva di non essere esattamente tagliato per la posizione che mi veniva offerta.

Il mio background, infatti, è nel mondo applicativo, nel software e nelle architetture dei dati, nella valorizzazione delle informazioni a fini di business, nello studio di trasformazioni complesse attraverso programmi e progetti. Non certo nello “storage”.

Però volevo capire e dunque eccoci all’incontro.

Well done is better than well said

Da quel primo incontro mi sono ritrovato a parlare con molte persone in Pure in un brevissimo periodo di tempo. Sono rimasto colpito da tutti loro, ciascuno per più di un motivo, dal loro impegno, dalla loro passione, dal loro entusiasmo. Dalla loro cultura “del fare”.

Well Done is better than well said

Poi c’era questo orgoglio che sentivo chiaramente dalle loro parole (e non solo) del “siamo tutti insieme, facciamo tutti squadra”, quasi riconoscendo che fossero lì per qualcosa di più di un semplice lavoro.

Visto in più occasioni in altre aziende, quasi rituale e purtroppo per la maggior parte goffo, volutamente e artatamente amplificato per i meccanismi moderni di employer branding.

Qui invece c’era molto – ma molto – di più. Non era solo l’orgoglio di appartenenza. Ed era una cosa evidente e tangibile, e sicuramente non dissimulabile da così tante persone in questo modo. E poi c’era quell’energia del “fare” che emergeva in maniera fortissima e che non vedevo da tempo in una squadra.

Stranamente, mi sentivo allo stesso tempo attirato e intimorito: la mia mente analitica aveva già iniziato a rimuginare: “Luca ragiona sui fatti perché è troppo bello per essere vero”. Intimorito perché volevano che io facessi parte di tutto quel mondo nonostante la “anomalia” del mio background.

Le intersezioni

Sono sempre stato attirato dalle contaminazioni e dalle intersezioni. In un bel libro intitolato “Effetto Medici”, Frans Johansson spiega in maniera dettagliata come la fioritura del Rinascimento, opera della famiglia fiorentina dei Medici, sia dovuta alla loro ferma volontà di circondarsi di artisti, scienziati e filosofi appartenenti a culture e mondi differenti.

Birth of Venus

La ricerca dei Medici era finalizzata a rompere le barriere associative, al trovare intersezioni proprio tra mondi e stimoli differenti, guardando ai problemi in modo nuovo o con una angolatura differente, confidando nella flessibilità degli esperti chiamati a Firenze di riuscire a navigare in campi e mondi inesplorati.

Esattamente quel che mi veniva prospettato e richiesto come valore del mio ingresso in Pure. Portare un punto di vista nuovo e diverso di chi ha un background differente.

Ho scoperto poi che anche i due fondatori di Pure, John “Coz” Colgrove e John Hayes, in fase di startup, la pensavano esattamente allo stesso modo![1]

Spoiler alert: strano per chi ha una struttura come la mia, ho preso la decisione di entrare in Pure emotivamente (ahem… anche dopo aver verificato un po’ di dati su Pure…), però ho pensato di non potermi fare sfuggire un’occasione di questo tipo.

Richard Branson Quote

Nella mia ricerca su Pure ho trovato tantissime informazioni interessanti. Provo a descrivervi le prime quattro con la promessa di approfondirle in momenti successivi.

Primo: i clienti amano Pure

Partiamo dalla parte più analitica della percezione che i clienti hanno di Pure: il Net Promoter Score (NPS).

In breve, il NPS è il risultato di un sondaggio che le aziende inviano ai propri clienti per valutare in che misura consiglierebbero un prodotto o un servizio ai propri amici, parenti o colleghi. Perché normalmente, quando si è soddisfatti di qualcuno o qualcosa, si tende a proporre la stessa esperienza anche agli altri.

Il Net Promoter Score assume valori tra -100% e +100%; a -100% indica che sono tutti detrattori mentre a +100% che sono tutti promotori della società.

I risultati certificati di Pure: 79 nel 2015, 83.5 nel 2016, 83.7 nel 2017 e 86.6 nel 2018

Evolution of the Pure Storage Net Promoter Score

Sorprendente visto che il valore medio raggiunto dalle aziende B2B nel 2018 è pari a 23. Giusto per dare un’idea il NPS di Amazon è 57 e quello di Ikea è 38.

Un NPS di +86,6 si ottiene solo grazie a un focus straordinario nel fornire un prodotto e una esperienza d’uso fuori dal comune ai propri clienti: una combinazione vincente fra un prodotto eccellente, un modello di business innovativo e una cura particolare per il cliente.

I clienti che scelgono Pure amano l’innovazione  e la scelgono per la sua semplicità, per la sua efficienza, per le sue performance

Molte aziende della Silicon Valley, dove Pure è nata, usano prodotti Pure. Sono tra le organizzazioni più esigenti e rigorose a livello globale, usano Pure per risolvere alcune fra le sfide più significative e di frontiera che esistano oggi: sono le organizzazioni che vogliono trovare una cura per il cancro, sopravvivere alle calamità, vincere negli sport, costruire le auto del futuro e molto altro ancora.

Non c’è dunque da stupirsi del perché anche gli analisti apprezzino la visione di Pure.

Secondo: gli analisti la considerano un leader di mercato

Pure è stata fondata nel 2009 ma è rimasta in stealth mode fino al 2011 ed è effettivamente sul mercato a partire dal 2012. Sette anni fa ha portato il suo primo prodotto sul mercato, e da allora ha ininterrottamente collezionato premi e riconoscimenti da tutti i principali analisti di mercato del settore.

Terzo: Pure ha ridefinito il mercato dello storage

Il mercato dello storage è stato per molti anni un mercato maturo, fatto di innovazioni incrementali, senza balzi significativi in avanti.

In realtà, l’archiviazione e la gestione del dato sono fra le principali sfide che le aziende mondiali – e anche italiane – devono affrontare oggi e ancor di più nel corso dei prossimi anni, soprattutto in considerazione della necessità di analizzare volumi di dati sempre più eterogenei e in continua crescita.

Una caratteristica classica di un disruptor è la sua capacità di introdurre qualcosa di nuovo in un mercato che sfida l’esistenza stessa degli attori presenti. Questo punto di rottura arriva sul mercato in maniera apparentemente inaspettata eppure c’è spesso una lunga storia di preparazione.

Ad esempio, il Flash ha drasticamente cambiato l’industria dello storage di tipo Enterprise oggi, ma è stato utilizzato per la prima volta nei prodotti consumer[2] oltre un decennio fa, basato sulla tecnologia (chiamata NAND) inventata negli anni ’80.

In un mercato maturo e radicato su dinamiche consolidate, la consapevolezza dei fondatori di Pure non partiva semplicemente dalla volontà di creare un prodotto che fosse solo leggermente migliore rispetto a quelli esistenti.

Come dice John “Coz” Colgrove, cofounder di Pure: “Volevamo creare qualcosa di radicalmente migliore”. In quel momento Flash era ad un punto cruciale: risolveva quasi tutti i problemi di prestazioni lasciando a noi la possibilità di concentrare lo sviluppo su costi, affidabilità e semplicità.

E continua: “Abbiamo costruito Pure per trasformare il mercato le continueremo a investire sull’innovazione. Pure continuerà a reclutare talenti di livello mondiale per lavorare su progetti rivoluzionari, per garantire che il fattore dirompente della nostra tecnologia non cessi mai.”

Quarto: la positività e l’energia sono contagiose!

Le organizzazioni sono sistemi viventi: non sono solo ricchi di problemi in attesa di essere risolti, ma sono anche dotati di capacità illimitata di relazione umana, innovazione, creatività e talenti in attesa di essere esplorati.

Entrare in questo momento storico di Pure è entusiasmante: una azienda in piena crescita, con prodotti eccezionali, una spinta innovativa senza precedenti, un team sano ed estremamente coeso.

Una volta entrati in contatto con l’energia e la positività di questa squadra non è stato difficile non rimanerne affascinato e per me è stata la spinta più forte ad accettare una sfida di un cambiamento importante.

Proprio per questo sento anche tanta responsabilità: vorrei contribuire nel miglior modo possibile alla sua continua crescita pur preservandone i valori alla base della sua cultura.

SKO

[1] “If you don’t know how something’s been done you take the problem and you solve it and you don’t think about how other people solve it, you just solve what’s in front of you and you come up with some very different things. You want people who are smart, you want people who are adaptable, you want people who can learn but you also need people you can work with. You don’t want to hire too many of your friends because then you tend to get too much of the same thinking” – Coz

[2] Flash è lo stesso tipo di memoria utilizzato nelle unità USB o negli smartphone, e in genere ha prestazioni e velocità 10 volte superiori, occupando meno spazio rispetto alle tradizionali unità disco rigido meccaniche.