Da ormai diversi anni seguo il mid-market italiano, dove la presenza dei Partner è più forte ed incisiva. La parte interessante di questo mercato è sempre stata quella di avere apertura verso novità tecnologiche e soluzioni innovative.

Contrariamente a quanto potrebbe pensarsi il mid-market non ha livelli di servizio inferiori a quelli dei clienti enterprise: le perdite (economiche e di immagine) che una media azienda potrebbe avere per un disservizio applicativo sui propri clienti ha proporzionalmente lo stesso impatto (se non addirittura superiore) a quello di una banca o di una Telco. Le perdite di fatturato, lo stop della produzione, il non poter erogare servizi sono temi molto sentiti, anche se il numero di applicazioni e la dimensione dell’infrastruttura tecnologica è ridotta: il CRM non accedibile, l’applicazione della logistica ferma o lenta sono problemi che portano i camion delle consegne a non partire o a non poter registrare la merce in magazzino.

Nessuna azienda oggi può permettersi questo.

Per questo motivo le soluzioni Pure Storage, in particolare FlashArray Active-Cluster, supportano l’IT dei nostri clienti per dare il massimo livello di servizio possibile, ovvero una business continuity che si pone come obiettivo RPO=0 e RTO=0.

Rif: https://en.wikipedia.org/wiki/Disaster_recovery

Questi due parametri, ben noti a partner e clienti che lavorano sull’infrastruttura, determinano il livello di servizio massimo: RPO=0 significa non perdere nemmeno un bit di dati, qualora un evento catastrofico (problema HW, errore SW, cancellazione malevola di dati, ecc) accada nel datacenter. RTO=0 invece indica quanto velocemente riesco a far ripartire i servizi applicativi, sempre a fronte di un evento catastrofico.

Le soluzioni sul mercato che riescono ad offrire questo livello di servizio hanno normalmente almeno due punti deboli.

Il primo è la complessità di gestione: tali funzionalità normalmente erogate da sistemi storage enterprise sono complicate da configurare e da mantenere e richiedono la presenza sul cliente di personale esperto nella gestione di tali strumenti. Questo aspetto è difficilmente riscontrabile presso i clienti mid-market, dove vediamo la presenza di personale IT generalista, senza competenze specifiche su temi legati allo storage.

Il secondo problema è relativo al costo di tali soluzioni, dovuto principalmente all’ “entry-point” molto alto: molti Terabyte da gestire, licenze aggiuntive e costi hardware, centinaia di applicazioni da mantenere in esecuzione, ecc.

Spesso mi sono imbattuto in clienti con la necessità di avere servizi erogati 24×7 (ospedali, gestori di traffico portuale, aziende con siti di e-commerce ecc), ma con dimensioni IT medie o piccole. Poche decine (o unità) di macchine virtuali, pochi TB di spazio richiesto… ma, come detto, con delle criticità molto elevate.

È proprio qui che entra in gioco Pure Storage con Active-Cluster.

Active-Cluster è una funzionalità di replica storage che permette essenzialmente a una o più applicazioni di essere distribuita su due datacenter in campus in modo completamente trasparente. Questo avviene creando dei volumi dati distribuiti facendo “credere” alle applicazioni, di star lavorando su volumi locali in un solo sito.

 

 

Il vantaggio di questo approccio risiede nel fatto di non dover gestire la replica storage-based, dato che i volumi sono sempre accessibili in lettura e scrittura su entrambi i siti con completa trasparenza applicativa. Nella figura precedente ad esempio, i nodi ESXi sono “convinti” di lavorare su un singolo storage locale, magari su un unico datastore, quando invece sono completamente ridondati su due siti fisicamente separati.

Un secondo vantaggio fondamentale e unico sul mercato, risiede nel poter affidare a Pure Storage, senza costi aggiuntivi, la gestione del Mediator, ovvero dell’arbitro che in caso di fallimento di un datacenter o interruzione della linea di comunicazione tra i due siti, possa gestire il problema in automatico, spostando opportunamente le applicazioni. Normalmente con soluzioni terze è necessario un ulteriore sito dove installare e configurare il Mediator. Questo non accade con Pure Storage! Il costo è incluso, così come la gestione.

 

 

Come dicevo prima queste soluzioni sono l’optimum dal punto di vista del livello di servizio applicativo, ma hanno normalmente un “entry point” elevato.

Nel caso di Pure Storage invece questa tipologia architetturale è attivabile fin dal modello base FlashArray //X10: in questo caso anche il cliente che ha una decina di Terabyte o meno di spazio applicativo può avere una vera business continuity applicativa.

La flessibilità di FlashArray inoltre permette di attivare una configurazione di business continuity anche in un secondo momento, senza ulteriori costi di licenze o HW sul sistema esistente: tutte l’HW e il SW necessari alla replica sono già inclusi.

Rispetto ad altre soluzioni, mettere in business continuity un FlashArray è un’attività eseguibile semplicemente e le operazioni da effettuare sono alla portata anche di clienti meno esperti, magari supportati dai nostri partner (e da Pure Storage ovviamente): si collega il secondo array mettendo in comunicazione le interfacce di management, si mettono in “stretch” i volumi da proteggere (questa operazione crea in automatico gli stessi volumi sul secondo storage) e si rendono visibili i volumi ai nuovi server nel secondo sito.

I dettagli architetturali di Active-Cluster sono visualizzabili nel whitepaper di Active-Cluster Solution Overview.

Una volta configurato, Active-Cluster non ha praticamente necessità di gestione: lo strumento è pensato per eseguire le operazioni di failover e failback a fronte di un problema in modo automatico, sgravando l’utente dalla problematica di eseguire comandi sullo storage, magari in piena notte, quando avviene un fallimento.

Lo spostamento applicativo, la gestione degli scenari di split brain, l’accesso ai volumi avviene sempre in modo trasparente; viene gestito perfino il degrado prestazionale della rete del cliente, ovvero una problematica che impatta la replica dei dati ma è esterna allo storage: se la latenza aumenta il sistema è in grado di passare in una modalità di replica asincrona in automatico e di tornare in sicrono appena la qualità della rete torna ad essere elevata. Anche questo è un differenziante importante perché evita al cliente la necessità di mettere mano alla replica storage e di farla ripartire.

Grazie a queste caratteristiche Active-Cluster diventa uno strumento fondamentale per distribuire, ad esempio, applicazioni critiche come SAP / SAP HANA, SQL, Oracle, ma anche applicazioni custom, magari in integrazione applicativa per avere on top copie consistenti da cui fare veloce rollback.

Ultimo punto differenziante che vorrei citare è la capacità di monitoring Cloud che abbiamo tramite l’interfaccia Pure1: questo permette ai cliente e ai nostri partner che gestiscono il parco macchine del cliente di avere sempre sotto controllo le configurazioni Active-Cluster.

Il monitoraggio può avvenire da interfaccia web o anche da Mobile App, in modo da avere il totale controllo dei datacenter anche al di fuori della rete aziendale, accedendovi con massima sicurezza. Il tutto non ha ovviamente ulteriori costi per il cliente, oltre al secondo FlashArray sul sito secondario.

Maggiori info su Pure1.

Le opportunità per i nostri partner e clienti sono quindi quelle di avere una tecnologia applicabile per elevare il proprio SLA applicativo anche su configurazioni esistenti e anche su realtà piccole, dove però la disponibilità del servizio è un valore di business irrinunciabile.

Qualche dettaglio in più sull’architettura di Active-Cluster è disponibile nel seguente filmato demo:

Per approfondimenti, chiarimenti, confronti con soluzioni terze parti sono ovviamente a disposizione!

 

Umberto Galtarossa – Pure Storage Channel Technical Manager

M: [email protected]

Tw: @umberoot